Descrizione estesa
Ad accogliere Clelia Kolman, presidente dell'associazione Venezia Giulia e Dalmazia di Pisa, che ha portato la sua testimonianza di esule, c'erano l'assessore alla cultura Nicola Sgueo e il vicesindaco Monica Ghiribelli, l'assessore Pino Calò, vari consiglieri comunali, oltre ad altri cittadini che hanno condiviso il valore di questa cerimonia, che vuole ricordare tra le varie cose, come ha sottolineato l'assessore Sgueo “Che per concludere le guerre civili perpetue e tornare ad essere una Nazione, occorre anche ricordare i nostri connazionali barbaramente uccisi e discriminati da un regime comunista oppressivo”.
“La visione del passato determina il futuro – ha spiegato l'assessore Sgueo - è un dovere rammentare la tragedia, la perdita di vite umane tra i civili e la cacciata dalle proprie case che avvenne nel nostro confine orientale a danno delle popolazioni italiane”.
“Queste cerimonie hanno un chiaro significato di mantenere viva una memoria storia – ha aggiunto il vicesindaco Monica Ghiribelli - che altrimenti potrebbe andare persa come molti altri fatti del '900. La memoria e la consapevolezza degli errori passati è fondamentale per costruire una realtà migliore nel presente”.
L'amministrazione comunale di Castelfranco, guidata dal sindaco Fabio Mini, fin dal primo anno di insediamento, ha dimostra estrema attenzione a questa parte della storia nazionale che per lungo tempo è stata dimenticata o ignorata per vari motivi non ultime le logiche politiche del '900 post bellico del nostro Paese.
In realtà come in varie occasioni è stato ricordato, le origini delle tensioni tra le varie etnie presenti nei territori Giuliano Dalmati iniziarono a manifestarsi dalla fine del XVIII secolo, quando la rappresentanza più significativa di italiani era legata alla basi commerciali veneziane. Tensioni su base linguistica, culturale ed etnica, già in '800 avevano dato segno della loro esistenza, ma si esacerbarono assumendo i toni di una tragedia dopo l'8 settembre 1943 e dopo la fine dell'ultima Guerra mondiale, dove persero la vita migliaia di civili italiani uccisi e gettati nelle foibe. L'esodo coinvolse circa 300mila persone di che dovettero lasciare la proprie case, la propria vita, per riparare in Italia.